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a cura dell'avvocato Nicola Ferrante

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La Riforma del Terzo Settore in Generale

Il Decreto Legislativo n. 117 del 3 luglio 2017, detto anche “Codice del Terzo Settore”, riforma sostanzialmente tutta la disciplina associativa, ridefinendo totalmente l’intero quadro giuridico degli enti no profit, eliminando alcune tipologie di enti associative, istituendo un’anagrafe unica nazionale, disciplinando nel dettaglio le regole di gestione, modificando la normativa fiscale.

E’ opportuno rilevare che ad oggi (fine 2017) la riforma, anche se è già stata approvata, non è ancora in vigore. Infatti, mancano tutti i decreti attuativi che saranno emanati nel corso del 2018, manca la costituzione dell’anagrafe unica degli Enti del Terzo Settore, mancano molti dettagli e indirizzi sulla concreta applicazione della nuova normativa. Per tali motivi, almeno per tutto il 2018, resta in vigore la normativa attuale in tema di associazioni, onlus, ASD, APS ecc…… e tali enti continueranno ad essere costituiti secondo le “vecchie” regole.

In generale, secondo la nuova disciplina, gli “Enti del Terzo Settore” sono tutti quegli enti, comprese le associazioni e le fondazioni, costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi.

Gli enti del Terzo settore, devono esercitare in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, che sono elencate dell’articolo 5 del testo della riforma, come ad esempio prestazione sociali, socio-sanitarie e sanitarie, di tutela dell’ambiente, di formazione, ricerca scientifica, attività culturali, cooperazione allo sviluppo e accoglienza umanitaria ecc………. Si tratta quindi di una vastissima serie di attività, dove rientrano tutte le finalità svolte precedentemente dalle varie tipologie associative iscritte nei diversi registri (onlus, APS, ODV). Tali enti dovranno obbligatoriamente iscriversi nel registro unico nazionale degli enti del terzo settore.

La riforma norma inoltre in modo molto più dettagliato profili quali: le caratteristiche e i requisiti delle scritture contabili, il lavoro negli enti del terzo settore, i libri sociali obbligatori, l’assicurazione obbligatoria, l’attività di volontariato, la responsabilità degli organi di amministrazione, la gestione dell’assemblea dei soci e molti altri profili di gestione. Inoltre, sono normate come sottocategorie degli enti del terzo settore, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, che beneficiano di ulteriori agevolazioni e facilitazioni.

All’articolo 79 del Decreto Legislativo, viene disciplinata la normativa fiscale degli enti del terzo settore, che è molto diversa da quella precedentemente prevista dal TUIR (legge fiscale) per gli enti associativi in genere. Secondo questa disciplina, le attività di interesse generale svolte da tali enti, elencate all'articolo 5 del decreto, si considerano di natura non commerciale quando sono svolte a titolo gratuito o dietro versamento di corrispettivi che non superano i costi effettivi. Questo significa che l’attività svolta dall’associazione, a favore di soci o non soci, potrà essere a pagamento, ma sarà considerata di natura non commerciale solo se le entrate andranno a coprire le spese per lo svolgimento dell’attività, senza conseguire un risultato economico positivo. Sono comunque considerate non commerciali le raccolte pubbliche di fondi effettuate occasionalmente, i contributi erogati dalle amministrazioni pubbliche, le quote associative annuali.

Questi sono i punti fondamentali della riforma del terzo settore e della disciplina della associazioni che aderiranno a tale assetto giuridico. Molti elementi dell’applicazione delle nuove norme restano ancora da chiarire e, come premesso, sarà necessario attendere per la sua applicazione.

Le associazioni tuttora esistenti, potranno comunque decidere di non aderire a questa normativa, che comporta vari benefici fiscale ma anche il rispetto di molte regole e limitazioni, e costituirsi seguendo le regole previste dal Codice Civile e dal TUIR, registrando semplicemente statuto e atto costitutivo presso l’Agenzia delle Entrate.

In questa sezione trovi gli articoli sulla riforma del terzo settore in generale, sulle caratteristiche degli enti del terzo settore, sulla disciplina degli enti associativi iscritti al registro del terzo settore, sulla disciplina fiscale degli enti del terzo settore.

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