Il Portale delle Associazioni

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a cura dell'avvocato Nicola Ferrante

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Affiliazione delle Associazioni Sportive Dilettantistiche

Il nostro studio permette l’affiliazione delle Associazioni Sportive Dilettantistiche ad un ente di promozione sportiva di primaria importanza nazionale, con cui abbiamo una sepeciale convenzione, svolgendo tutte le relative pratiche. L’affiliazione è indispensabile per essere qualificati come ASD e godere di tutte le agevolazioni fiscali, e permette molte facilitazioni per i soci e per la stessa associazione sportiva.

Di seguito una lista delle principali agevolazioni assicurate da una corretta affiliazione:

  • Esenzione fiscale delle attività sportive ed istituzionali svolte verso i tesserati, considerate non commerciali e quindi non tassate;
  • Applicazione della normativa sui compensi erogabili per prestazioni sportive dilettantistiche agli allenatori, istruttori o direttori che partecipano all’attività sportiva, fino a € 10.000,00 per anno in esenzione di imposte (anche irap);
  • Assicurazione infortuni invalidità permanente e morte per la pratica di tutte le attività motorie e sportive;
  • Convenzione SIAE relativa ai diritti musicali per diffusioni nelle attività di palestra, gare, manifestazioni, feste e per tutte le attività socio culturali;
  • Guida gestionale con tutte le normative giuridico-fiscali;
  • Riduzioni al 50% delle tasse sulla pubblicità;
  • Applicabilità ad eventuali attività commerciali svolte del regime agevolato previsto dalla legge 398/91 (iva al 50% calcolo imposte solo sul 3% del fatturato);
  • Esenzione dall’imposta dei rimborsi spese a piè di lista (vitto, alloggio, trasporto) effettuate dai tesserati in nome e per conto delle associazioni;
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Onlus e Riforma del Terzo Settore

Il Codice del Terzo Settore, disciplinato dal Decreto Legislativo n. 117 del 3 luglio 2017, riforma sostanzialmente tutta la disciplina associativa, andando a modificare anche la disciplina delle onlus.

Bisogna però rilevare che ad oggi (fine 2018) la riforma, anche se è già stata approvata, non è ancora in vigore. Questo perché mancano tutti i decreti attuativi, manca la costituzione del registro degli Enti del Terzo Settore, mancano molti dettagli e indirizzi sulla concreta applicazione della nuova normativa. Inoltre, nell’agosto 2018 la normativa è stata già oggetto di modifica da parte di un decreto correttivo, e altre modifiche potrebbero essere effettuate.

Considerando questi elementi, è molto probabile che la riforma sarà pienamente operativa non prima del 2020/21.

Per questi motivi, e dato che attualmente non è possibile costituire un Ente del Terzo Settore, per i prossimi anni la normativa sulle onlus (Dlgs 1997 n. 460) resterà ancora in vigore e sarà possibile iscrivere un’associazione all’anagrafe onlus e godere del relativo regime fiscale di favore.

Questo è stato recentemente confermato da tutte le Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate, che continuano a tenere il registro onlus ed iscrivere regolarmente le associazioni che hanno i requisiti richiesti.

Precisazione sul Regime della Legge 398/1991 per le ASD

Il regime agevolato di cui alla legge 398/1991 è limitato alle prestazioni commerciali connesse alle attività istituzionali svolte dalla ASD (cioè sportive): vi rientrano i proventi delle attività commerciali strutturalmente funzionali all’attività sportiva dilettantistica tra i quali, a titolo esemplificativo, i proventi derivanti dalla somministrazione di alimenti e bevande effettuata nel contesto dello svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica, dalla vendita di materiali sportivi, di gadget pubblicitari, dalle sponsorizzazioni, dalle cene sociali, dalle lotterie ecc…

Sono da escludere dalle attività connesse agli scopi istituzionali le prestazioni relative, ad esempio, al bagno turco e all’idromassaggio. Non sono ricompresi tra le attività connesse agli scopi istituzionali i corsi per attività sportive che non rientrano nell’ambito delle discipline sportive riconosciute dal CONI.

Non sono inoltre collegate agli scopi istituzionali le attività commerciali dirette alla vendita di beni o alla prestazione di servizi per le quali l’ente si avvalga di strumenti pubblicitari o comunque di diffusione di informazioni a soggetti terzi, diversi dagli associati, oppure utilizzi altri strumenti propri degli operatori di mercato (es. insegne, marchi, distintivi, ecc…) al fine di acquisire una clientela estranea all’ambito associativo.

L’utilizzo dei campi da gioco, degli spogliatoi, degli armadietti e di altre strutture/beni dell’ente sportivo dilettantistico non lucrativo rientrano tra le attività connesse con gli scopi istituzionali dell’associazione, purché tali prestazioni siano strettamente finalizzate alla pratica sportiva.

Entrata in Vigore del Codice del Terzo Settore

Il Codice del Terzo Settore, disciplinato dal Decreto Legislativo n. 117 del 3 luglio 2017, riforma sostanzialmente tutta la disciplina associativa, ridefinendo totalmente l’intero quadro giuridico degli enti no profit, eliminando alcune tipologie di enti, istituendo un registro unico nazionale, disciplinando nel dettaglio le regole di gestione, modificando la normativa fiscale.

E’ però importante rilevare che ad oggi (fine 2018) la riforma, anche se è già stata approvata, non è ancora in vigore. Questo perché mancano tutti i decreti attuativi, manca la costituzione del registro degli Enti del Terzo Settore, mancano molti dettagli e indirizzi sulla concreta applicazione della nuova normativa. Inoltre, nell’agosto 2018 la normativa è stata già oggetto di modifica da parte di un decreto correttivo, e altre modifiche potrebbero essere effettuate.

In particolare, per le più importanti novità di tipo fiscale, l'entrata in vigore del nuovo codice avverrà a decorrere dal periodo d'imposta successivo all'autorizzazione della Commissione Europea (prevista per talune disposizioni fiscali agevolative), e comunque, non prima del periodo di imposta successivo a quello di operatività del Registro degli Enti del Terzo Settore.

Considerando questi elementi, è molto probabile che la riforma sarà pienamente operativa non prima del 2020.

Per tali motivi, ad oggi resta in vigore la normativa attuale in tema di associazioni culturali, ONLUS, ASD, APS ecc…che continueranno ad essere costituiti e gestiti secondo le “vecchie” regole, anche riguardo la disciplina fiscale.

Aggiornamento sui Compensi degli Istruttori Sportivi

Negli ultimi tempi si è registrata una certa confusione normativa in merito alla figura dell’istruttore sportivo, in particolar modo riguardo i requisiti e i presupposti per ricevere compensi e godere delle relative agevolazioni fiscali.

Sono lavoratori sportivi gli atleti, allenatori, istruttori, direttori tecnici, direttori sportivi, preparatori atletici, direttori di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico, esercitano l'attività sportiva verso un corrispettivo. Il loro lavoro potrà avere natura subordinata, autonoma (occasionale o con l’apertura di una P Iva) o di co.co.co.

In particolare, è possibile avvalersi del regime “co.co.co.” con durata delle prestazioni non superiore alle 24 ore settimanali (esclusa la partecipazione a gare e manifestazioni sportive). La durata del contratto a termine per i lavoratori sportivi è di 5 anni e vi può essere la successione di contratti a tempo determinato fra gli stessi soggetti. 

La disciplina fiscale e contributiva per le ASD verso i propri lavoratori è diversa per le tre fasce economiche annue seguenti:

  • per compensi inferiori a 5.000 euro all’anno, non sono previste imposte o contributi previdenziali;
  • per compensi tra i 5.000 e i 15.000 euro all’anno non sono previste imposte, ma l’obbligo di contribuzione INPS (solamente per l’importo eccedente i 5000 euro), con l’aliquota contributiva fissata al 25 % e una riduzione del 50 % dell’imponibile previdenziale fino al 31 dicembre 2027;
  • per compensi superiori ai 15.000 euro all’anno, è prevista una tassazione ordinaria in base alla natura del contratto di lavoro (solo sulla parte dei compensi superiori alla soglia di esenzione), ma l’obbligo di contribuzione INPS (solamente per l’importo eccedente i 5.000 euro) con l’aliquota contributiva fissata al 25 % e una riduzione del 50 % dell’imponibile previdenziale fino al 31 dicembre 2027.

Per godere di queste agevolazioni, è però necessario rispettare alcuni requisiti. Per prima cosa gli istruttori devo ottenere un diploma di qualifica frequentando un corso organizzato dall’ente di promozione sportiva o dalla federazione di riferimento per i loro sport. In alternativa, avendo una laurea in scienze motorie o simile, non è necessaria alcuna ulteriore qualifica o diploma.

 

Il Codice del Terzo Settore e le Associazioni Sportive

Il Codice del Terzo Settore (D.LGS. 3 luglio 2017 n.117) prevede espressamente “l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche” tra i settori delle attività di interesse generale in cui operano gli enti del terzo settore, per i quali sono riconosciuti specifici benefici fiscali.

Va precisato tuttavia che, nonostante la riforma incida profondamente sulla disciplina degli enti associativi, per le associazioni sportive dilettantistiche vengono preservate le agevolazioni fiscali già esistenti, previste all’articolo 90 della legge 289 del 2002.

In sostanza, le associazioni sportive dilettantistiche potranno scegliere se conservare le agevolazioni fiscali riservate dalla previgente disciplina oppure, in alternativa, qualora intendano entrare a fare parte degli enti del terzo settore, fruire dei benefici fiscali previsti per quest’ultimi.

In particolare, ricordiamo che il Codice del Terzo Settore, in relazione al regime fiscale di cui alla legge n. 398 del 1991 (regime relativo all’eventuale attività commerciale), prevede la disapplicazione di questo regime per gli enti del terzo settore. Diversamente, continuerà ad applicarsi per le associazioni sportive senza fini di lucro che non assumeranno la qualifica di enti del terzo settore.

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Il Presidente di un'Associazione può Ricevere un Compenso ?

Ci si chiede spesso se il presidente di un’associazione, o un membro del consiglio direttivo, possano lavorare e percepire un compenso dalla stessa associazione che dirigono e di cui fanno parte.

Su questo tema c’è molta confusione e molti professionisti (specialmente commercialisti) negano questa possibilità.

Diversamente, confermiamo che è assolutamente possibile per un presidente, o amministratore di un ente no profit, percepire una remunerazione per l’attività svolta.

Questo vale per le normali associazioni (culturali\ricreative), ed anche per le associazioni di promozione sociale, per le sportive e per le onlus, con l’unica eccezione delle associazioni di volontariato, per cui questa possibilità non è prevista.

Infatti, la legislazione sugli enti no profit vieta la distribuzione di utili tra i soci, ma non vieta il versamento di corrispettivi proporzionati all’attività svolta dal socio a favore dell’associazione.

Questo è indirettamente ammesso dalla legge, sia all’articolo 10, comma 6, del Dlgs 460/1997 che regola le onlus, sia dalla riforma del Terzo Settore, che all’articolo 8, comma 3, considera indiretta distribuzione di utili, e quindi vietata, “ la corresponsione ad amministratori, sindaci e a chiunque rivesta cariche sociali, di compensi individuali non proporzionati all'attività svolta, alle responsabilità assunte e alle specifiche competenze o comunque superiori a quelli previsti in enti che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni; la corresponsione a lavoratori subordinati o autonomi di retribuzioni o compensi superiori del quaranta per cento rispetto a quelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettivi di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81”.

Tale articolo, fissa quindi i parametri per una corretta e adeguata corresponsione dei compensi nell'ambito dell'attività associativa.

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