Il Portale delle Associazioni

Consulenza per aprire e gestire Associazioni ed Enti No Profit
a cura dell'avvocato Nicola Ferrante

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Sicurezza nei luoghi di lavoro

Un’associazione può avere con i propri collaboratori qualsiasi tipo di rapporto di lavoro autonomo o subordinato.

Si definisce lavoratore la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione.

Ogni lavoratore, anche quello impegnato in un ente no profit, è soggetto agli obblighi relativi alla sicurezza ex D.lgs. 81/08; sono equiparati al lavoratore anche i volontari ed i percettori di redditi diversi.

Le organizzazioni che impiegano meno di dieci lavoratori non possono più procedere alla valutazione dei rischi tramite autocertificazione, ma dovranno avvalersi delle procedure standardizzate di cui al Decreto Interministeriale del 30/11/2013.

Le autorizzazioni diverse da quella di somministrazione di alimenti e bevande

Vi sono delle attività o delle forme d’intrattenimento per le quali si richiedono autorizzazioni e licenze differenti e svincolate rispetto a quelle previste per la somministrazione di alimenti e bevande all’interno di una ASD.

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Somministrazione di alimenti e bevande a favore dei soci

Le associazioni che intendono somministrare alimenti e bevande (analcoliche, alcoliche, superalcoliche) devono richiederne l’autorizzazione al Comune.

Il rilascio delle autorizzazioni è subordinato unicamente al possesso da parte del richiedente di alcuni requisiti:

  • Soggettivi del presidente del circolo, al quale si richiede, generalmente, il certificato penale e carichi pendenti Procura e Pretura;
  • L’autorizzazione igienico-sanitaria per i locali e per il personale addetto alla produzione e vendita di sostanze alimentari e bevande;
  • Conformità della destinazione d’uso degli immobili in cui s’intende esercitare l’attività;
  • Presenza dei requisiti di sorvegliabilità dei locali secondo le disposizioni impartite dal ministero dell’interno.

Nel caso di associazioni che svolgono la loro attività a favore unicamente dei loro soci, il rilascio delle autorizzazioni alla somministrazione di alimenti e bevande non è subordinato a valutazioni tecniche di tipo discrezionale oppure vincolate al rispetto di limiti e/o contingenti complessivi.

Una volta che l’associazione abbia presentato domanda volta al rilascio delle autorizzazioni, il Comune ha un termine di 60 giorni per rifiutare la domanda con motivazione, se ciò non accade opera il silenzio assenso della P.A.: sono cioè concesse le autorizzazioni.

Come si richiedono, nella pratica, tali autorizzazioni? 

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Certificazione medica per attività sportiva non agonistica

Nell’ambito dell’associazionismo sportivo dilettantistico è spesso dubbio a chi si debba richiedere una certificazione medica che attesti il buono stato di salute e l’idoneità allo svolgimento di attività e corsi.

In merito, si devono distinguere i tesserati in base al tipo di attività svolta:

I tesserati che svolgono attività sportive regolamentate hanno l’obbligo del certificato d’idoneità non agonistico. Fanno parte di tale categoria tutte le persone fisiche tesserate in Italia, non agoniste, che svolgono attività organizzate dal CONI, da SSD o ASD affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate ed agli Enti di Promozione Sportiva;

I tesserati che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico non sono tenuti all’obbligo di certificazione sanitaria, ma si raccomanda, in ogni caso, un controllo medico prima dell’avvio dell’attività sportiva. Fanno parte di tale categoria tutte le persone fisiche tesserate in Italia, non agoniste, che svolgono attività organizzate dal CONI, da SSD o ASD affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate e agli Enti di Promozione Sportiva, caratterizzate dall’assenza o dal ridotto impegno cardiovascolare (Es. Biliardo Sportivo, Golf, Scacchi, ecc…).

I tesserati che non svolgono alcuna attività sportiva (non praticanti) non sono sottoposti ad alcuna certificazione sanitaria. Fanno parte di tale categoria le persone fisiche che sono state dichiarate “non praticanti” dalle Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline Sportive Associate e dagli Enti di Promozione Sportiva, anche per il tramite di SSD o ASD di affiliazione. La qualifica di “non praticante” deve esser espressa all’atto del tesseramento con inserimento di una categoria appositamente istituita dal soggetto tesserante.

Esenzione da imposta di bollo per ASD e federazioni sportive

A seguito della Riforma del Terzo Settore, ci si è chiesti se le federazioni sportive e le associazioni sportive riconosciute dal CONI possano giovarsi ancora dell’esenzione da imposta di bollo per atti e documenti. La risposta è affermativa.

In merito al concetto di “atti e documenti”, sono ricomprese in tale categoria le ricevute per indennità, rimborsi spese analitici, rimborsi spese forfettari, richiesti a fronte di somme erogate dalle federazioni sportive e dagli enti di promozione.

Trattandosi di documentazione necessaria ai fini dell’esecuzione dei rimborsi, il loro rilascio è richiesto dalle Federazioni sportive ed enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI.

La disposizione che prevede l’esenzione dall’imposta di bollo, quando fa riferimento alle federazioni sportive ed enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI è applicabile anche nei confronti delle Discipline Sportive Associate.

Il Regime Agevolato ex art.148 co.3 del TUIR

Si prevede un regime agevolato in favore di alcuni enti associativi, non commerciali, consistente nella decommercializzazione, ai fini IRES, delle attività rese in diretta attuazione degli scopi istituzionali, verso il pagamento di corrispettivi specifici.

I presupposti per tale vantaggio sono:

• Le attività agevolate devono esser erogate da organismi associativi tassativamente indicati;

• Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi devono essere rese in favore degli iscritti, associati o partecipanti oppure di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale;
• Le attività devono essere erogate in diretta attuazione degli scopi istituzionali;
• Gli enti che vogliono aderire a tale regime devono indicarlo nel loro statuto, redatto in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata.

Tale disposizione agevolativa può essere applicata anche alle associazioni sportive dilettantistiche senza fini di lucro. Sono tuttavia escluse da tale ambito applicativo alcune prestazioni come quelle relative al bagno turco e all’idromassaggio, in quanto queste non si pongono direttamente come naturale completamento dell’attività sportiva, potendo invece essere rese anche separatamente e indipendentemente.

Anche l’attività di somministrazione di alimenti e bevande resa in locali interni all’ASD, sebbene svolta nei confronti dei propri soci o associati, deve considerarsi attività commerciale.

I proventi di tale attività potranno eventualmente essere assoggettati a imposizione secondo il regime forfettario ex L.398/1991 qualora ricorrano alcune condizioni.

Resta comunque ferma l’esclusione da IRES dei proventi delle somministrazioni d’alimenti e bevande rese in occasione di eventi sportivi e in concomitanza con lo svolgimento di questi in conformità alle condizioni e ai limiti posti dall’art. 25 co.2 ex L.133/1999.

Fatturazione Elettronica per Associazioni: Obbligo o Esenzione ??

La Manovra Finanziaria relativa all'anno 2018 prevede l’obbligo di fatturazione elettronica, salvo alcuni esenti.

La fattura elettronica è una fattura in formato digitale, da fare secondo standard precisi, da ricevere e trasmettere via sistema di interscambio.

Queste fatture sono quindi prodotte ed archiviate mediante il formato digitale chiamato XML (eXtensible Markup Language), attraverso il quale è consentito controllare il significato degli elementi contenuti all’interno di ogni fattura, verificando se tutte le informazioni prodotte sono conformi alla legge. Controllo che è fatto dal Sistema di Interscambio (SdI). Tale sistema funge anche da postino digitale, perché oltre a verificare la correttezza della fattura, ha il compito di recapitare la fattura al destinatario, indicato su di essa.

L’obbligo di fatturazione elettronica scatta dal 1° Gennaio 2019, con l’unica esclusione delle piccole partite IVA in regime dei minimi o con regime forfettario, operatori sanitari e pochi altri.

In particolare, sono esentati:

• Tutti gli operatori sanitari;
Le società e le associazioni che hanno:
- optato per l’applicazione del regime forfettario di cui alla L.398/1991;
- percepito nell’anno precedente proventi commerciali che non siano superiori al limite di 65.000 euro;
• I soggetti che applicano il regime di vantaggio ai sensi del Decreto Legge n.98/2011;
• I soggetti che applicano il regime forfettario della Legge n.190/2014;
• I soggetti non residenti o stabiliti in Italia che hanno compiuto o ricevuto operazioni relative a cessioni di beni e prestazioni di servizi;
• I produttori agricoli secondo DPR 633/72.

Dalla suddetta lista possiamo quindi evincere che:

1) per le associazione (culturali, ASD, onlus, APS ecc....) che svolgono unicamente attività non commerciale e che operano con il solo codice ficale, l'obbligo della fatturazione elettronica non si pone, dato che non emettono fatture ma solo ricevute;

2) per le associazioni che svolgono in via non prevalente attività commerciale tramite una P IVA, non sussite l'obbligo di emettere fattura elettronica se hanno aderito al regime forfetario e se i loro proventi commerciali sono inferiori a 65.000 euro annui.

 

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