Il Portale delle Associazioni

Consulenza per aprire e gestire Associazioni ed Enti No Profit
a cura dell'avvocato Nicola Ferrante

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Esenzione Imposta di Bollo e Tassa di Registro per Associazioni

Determinate associazioni godono dell’esenzione dell’imposta di bollo, ad esempio sulla registrazione di atti e contratti, sui documenti contabile e a carattere fiscale, sugli estratti conti bancari.

L'esenzione spetta agli enti iscritti nell'anagrafe unica delle onlus (articolo 11 Dlgs 460/1997), alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali (legge 266/1991, le organizzazioni non governative riconosciute dal ministero degli Esteri (legge 49/1987) e le cooperative sociali (legge 381/1991).

Le associazioni di volontariato godono inoltre dell’esenzione dell’imposta di registro, sulla registrazione di atto costitutivo, statuto, verbali e altri atti associativi.

Non godono di tali esenzioni le comuni associazioni (culturali, ricreative, pro-loco), le associazioni di promozione sociale, i circoli e le associazioni sportive dilettantistiche.

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Quali Entrate deve Dichiarare un'Associazione ?

Le entrate o i corrispettivi economici di un'associazione che non sono soggetti a tassazione sono le quote associative annuali pagate dai soci, le donazioni e i contributi versati da associati o terzi. Inoltre, non sono tassati tutti i corrispettivi che vengono pagati  dagli associati per la partecipazione ad attività organizzate dall'associazione (ad esempio corsi), a patto che queste attività siano coerenti con gli scopi e le finalità previste dallo statuto. Tali attività sono considerate non commerciali, non soggette ad imposte e non richiedono l'apertura di una P Iva. L'unico adempimento richiesto per contabilizzare queste entrate è la redazione di un semplice bilancio di fine anno, approvato dall'assemble dei soci e conservato presso la sede legale dell'associazione. 

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Conviene Intestare dei Beni ad una Associazione ?

Si pone spesso la domanda se sia utile o conveniente intestare dei beni, mobili o immobili, ad un’associazione no profit (culturale, onlus, ASD ecc………..). Questa è una decisione da valutare attentamente. Infatti tutti i beni conferiti o intestati all'associazione o che comunque entrano a far parte del suo patrimonio, sono di esclusiva proprietà della stessa e sono in perpetuo destinati al raggiungimento degli scopi o delle finalità stabilite dallo statuto. Conseguentemente, i membri del Consiglio Direttivo o i soci non possono mai dividersi il patrimonio associativo o riottenere i beni conferiti.

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Associazioni e Contratto di Sponsorizzazione. Disciplina Fiscale.

Spesso associazioni culturali e associazioni sportive dilettantistiche si trovano a ricevere delle somme a titolo di sponsorizzazione, chiedendosi di conseguenza come debbano essere contabilmente e fiscalmente trattati questi proventi.

Precisiamo per prima cosa la definizione del contratto di sponsorizzazione, che può essere definito come il contratto con il quale una parte, detta sponsor, si obbliga ad una prestazione pecuniaria o all'attribuzione di un bene nei confronti di un'altra parte, detta sponsee (o sponsorizzato), la quale a sua volta si obbliga a divulgare il nome o il marchio dello sponsor nelle varie manifestazioni della propria attività.

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Compensi nella Associazioni Sportive Dilettantistiche

Per i compensi corrisposti per attività di amministrazione nell'ambito delle associazioni sportive dilettantistiche e i compensi corrisposti ad atleti dilettanti, allenatori, giudici di gara, commissari speciali, istruttori accompagnatori, massaggiatori, sussiste un particolare regime di favore, disciplinato dall’art. 37 della L. 342/2000 e dall’art. 90 della L. 289/2002, che si riferisce alle agevolazioni fiscali previste per indennità di trasferta, rimborsi forfettari di spesa, premi e compensi, nel caso in cui queste somme siano erogate da organi quali: CONI, Federazioni Sportive Nazionali, UNIRE (Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine), Enti di Promozione Sportiva, e qualunque organismo che persegua finalità sportive dilettantistiche e che sia riconosciuto dagli stessi.

Sul piano fiscale, tali compensi rientrano nella categoria dei c.d. “redditi diversi” ex art. 67 TUIR, comma 1, lettera m), solo se vengono rispettati i seguenti requisiti:

  • la manifestazione o l’attività sportiva esercitata deve avere carattere dilettantistico (requisito oggettivo)
  • i compensi devono essere corrisposti agli sportivi dilettanti (requisito soggettivo)
  • i compensi non devono derivare da un rapporto di lavoro dipendente.

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Destinazione d'Uso e Agibilità Sede Associazione

In materia di enti no profit, è sicuramente molto dibattuto il tema della destinazione d’uso dei locali adibiti a sede dell’associazione e allo svolgimento della relativa attività, oltre ai requisiti di agibilità degli stessi. Spesso, anche gli uffici comunali interessati non hanno una chiara idea della normativa di riferimento.

Un punto fermo è stato posto grazie alla legge del 7 dicembre 2000, numero 383, che disciplina le Associazioni di Promozione Sociale (APS). All’articolo 32, comma n. 4, la suddetta legge dispone che “La sede delle associazioni di promozione sociale ed i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, indipendentemente dalla destinazione urbanistica.”

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Responsabilità degli Istruttori Sportivi

Nell’ambito delle Associazioni Sportive Dilettantistiche, gli istruttori sportivi sono equiparati a coloro che insegnano un mestiere o un'arte, e pertanto essi rispondono in base all’art. 2048 del Codice Civile del danno cagionato dal fatto illecito commesso dai loro allievi, minori non emancipati o delle persone soggette tutela, nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza.

Tale norma pone una presunzione di responsabilità in capo all’istruttore per i danni arrecati dal minore a terzi, durante il tempo in cui lo stesso è sottoposto alla sua vigilanza. Tale presunzione di responsabilità viene superata ove l'istruttore dimostri di aver vigilato nella misura correlata alla prevedibilità dell'evento e di non aver potuto impedire il fatto nonostante le cautele poste.

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